22 marzo 2018

ROMA, 22 Marzo 2009, la mia prima Maratona!

22 Marzo 2009 - 22 marzo 2018, un Ricordo che mi emoziona ancora.
Quando ero allievo ufficiale nella scuola di Bracciano (RM), sulla piazza d’armi c’era un alto parallelepipedo di oltre dieci metri di altezza chiamato Torre di Ardimento che serviva per l’arrampicata con le funi e per i  lanci a corpo libero su un telo tondo tenuto a terra da molti uomini; tra le prove obbligatorie bisognava lanciarsi dalla prima piattaforma posta a cinque metri e da quella misura, anche se inizialmente molto titubante, mi sono più volte lanciato ed in seguito anche con gusto.  Sulla piattaforma a 10 metri ci sono spesso salito, ho guardato giù ma non ho mai avuto il coraggio di buttarmi. Ancora oggi, dopo tanti anni, mi dico: potevi tentare.
Oggi il parallelo era con un “parallelepipedo” di 42,195 km….  Ma se 21 sì, perché 42 no? 
Tra sogno e realtà.
Non so se a voi è mai accaduto di fare scelte azzardate, d’impulso, senza riflettere, senza avere coscienza delle conseguenze? A me sì, (non sempre) abbastanza spesso.
La Maratona di Roma è stato uno di questi casi. Mi sono iscritto senza nessuna convinzione, ho prenotato il volo come se avessi dovuto farlo per un altro e mi sono trovato alla partenza in mezzo a una miriade di podisti scalpitanti e mi sono chiesto: adesso? Ho ripercorso in pochi attimi  le fasi della scelta (?),  (come il tentativo di decifrare, al risveglio, un sogno fatto di notte): gli amici che mi invitano a fare il grande passo,  l’iscrizione, il viaggio, gli allenamenti saltuari e a casaccio  e così via. E adesso? Adesso, se va bene, altrimenti son qui per  incontrare amici e parenti!  Così, mentre ripercorro i perché, lo starter dà il via alla moltitudine ed anch’io, con calma, mi muovo andando incontro alla nuova avventura. Macino i chilometri senza farmi prendere dall’euforia, cerco di non farmi condizionare dall’agonismo tenendo la mente occupata  e mi viene in mente il dialogo un po’ comico e un po’ bugiardo avuto con mia moglie: “Rosaria, il 21 marzo inizia la primavera, andiamo a Roma?”….” E come ti è venuta  questa bella idea?!”… “Così!…ci prendiamo qualche giorno di vacanza e facciamo contenta tua sorella, i nipoti e i nipotini.”  Sì… no… sì… no… sì… no….SI’! Evvai!!! Allora partiamo sabato e ritorniamo lunedì? Eeehhh ….tutto qui? Allora giovedì e ritorno martedì…. meglio!
A casa di mia cognata: ma, Antonio, veramente vuoi fare la maratona?…. Ma quanti km sono una maratona? Grazia, 42, la-maratona-sono-sempre-42-km, anzi un po’ di più. Ma tu sei pazzo!!!  Ma ti rendi conto che hai  un’età … ma queste cose lasciale fare ai ragazzini… e se stai male… e se…. e se..? E via così … Inutile ribadire! Pensando e sorridendo i chilometri  passano, un salutino al Papa (in trasferta) ed uno al Cupolone,  18, 19, cominciano i dolorini, 20. MEZZA MARATONA, 2 h e 17!!! Apro gli occhi, mi guardo intorno e una vocina di dentro mi fa, a  bruciapelo, una domanda terribile: ADESSO DEVI RICOMINCIARE, CE LA FAI? Faccio finta di non sentire e continuo. La vocina ripete la domanda ed incalza: guarda che se ti fermi qua non è la fine del mondo. Continuo a non ascoltare ma quella (la  vocina) decisa: vaffanculo, arrangiati!  L’interminabile viaggio continua con il biondo Tevere adesso a destra, tiro fuori la musica dal piccolo e comodo marsupio elastico (regalatomi dal mio fornitore in un slancio di generosità e dove ho infilato tante altre cosette: fazzolettini di carta per ogni chissà, documento, 50 euro… per un eventuale taxi, non si sa mai!) infilo gli auricolari e continuo ma dura poco, preferisco ascoltare i rumori, i suoni, le voci intorno e i gridolini di stupore che i podisti stranieri  lanciano passando tra le bellezze romane, qualche battuta lanciata dal pubblico lungo il percorso di tanto in tanto attenua la tensione: aoh, lassa perde, vatte a fa’ na coda alla vaccinara! Dai, dai a belli de mamma!  Sete grandi! 30, 31, 32, 33, 34, 35…. i km scorrono lenti, le gambe diventano pesanti, il tempo atmosferico sarebbe stupendo se non fosse per delle folate di vento gelido, qualche mano saluta ed applaude, gl’incitamenti aiutano e spronano. Guardo intorno,  con occhio nuovo, il paesaggio amico tante volte goduto, osservo i compagni di strada (si è sempre in tanti) e vedo tanti volti familiari, scruto in loro la mia stessa sofferenza, caparbietà e determinazione. I pensieri mi abbandonano, ascolto l’affanno della fatica ma vado avanti; 37, il momento della verità. La vocina tanto titubante all’inizio si allea spudoratamente supportandomi  in questa fase per me mai vissuta: dai Antonio, ce la puoi fare. Ancora  5, cosa vuoi che siano 5? Anche questo tanto temuto km passa ma il ritmo continua a calare, non importa la mia finalità è ritornare ai Fori Imperiali, tagliare il traguardo ed essere, per un attimo, anch’io un piccolo Cesare. 5 – 4 – 3 – 2, ci siamo, è fatta. ULTIMO KM!! Mi sveglio, ma gl’occhi sono  appannati dalla commozione, ogni metro è esaltante ed invece di accelerare il passo come mia consuetudine rallento per godermi il momento, le lacrime prendono il soppravvento, irrefrenabili, liberatorie, senza pudore e, felice,  le mostro come un trofeo. E ‘ FATTA!!!    “Il salto da 10 metri nel vuoto” tenuto in sospeso per lunghi anni si è realizzato ed è stato più facile di quello che pensavo. Posso godermi quello che ritenevo essere un sogno…. LA MARATONA….e chi mi ferma più!
Scambi di abbracci e baci con gli amici giunti prima di me, con i parenti e da mia moglie che, stringendomi forte, mi sussurra in un orecchio: perché hai impiegato tanto tempo? Rosa’, ringrazia il Padreterno che so’ arrivato!

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