26 febbraio 2019

UN TAPASCIONE IN KENYA. Un'emozione dietro l'altra – 3a puntata

Abbiamo lasciato Eldoret, ma non abbiamo lasciato lì le emozioni provate nell'aver seguito da vicino, anzi da vicinissimo, i campionati nazionali kenyani di corsa campestre. Quelle ce le portiamo con noi in un viaggio in auto di 5 ore che ci porta fino al piccolo villaggio di Kiambogo, 80 km a nord di Nairobi, 2500 metri sul livello del mare. Ma siccome arriviamo a mezzanotte non vediamo nulla di ciò che ci circonda. Qui c'è il camp di “Run2gether”, qui si allenano quelle ragazze e quei ragazzi che poi verranno invitati anche in Italia per alcune settimane a correre e a vincere un po’ delle nostre gare. Per la loro gloria, per la loro voglia di conoscere un po' di mondo, ma anche per il loro sostentamento economico (perché la gloria da sola non ha mai sfamato nessuno).
Per domenica mattina è prevista una gara di 15 km, una specie di gara sociale che a "Run2gether" serve anche per selezionare quegli atleti che hanno la possibilità di guadagnarsi un po’ di fama e pochi soldi in Europa. È un piccolo evento che coinvolge anche i bambini del villaggio, che corrono insieme ai "grandi”, e che corrono anche più forte di me. Sì, perché io e Fabio (senza vergogna!) abbiamo deciso di partecipare a questa corsa. Male che ci andrà, ci diciamo per farci coraggio, arriveremo ultimi. Peggio non può andare. Previsioni rispettate alla grande: già 500 metri dopo la partenza,
dei nostri amici kenyani non vediamo più nemmeno la polvere sollevata dalle loro falcate. Certo, potremmo dare la colpa al percorso molto duro, un collinare tosto, dal fondo tutto sconnesso, ad una altitudine a cui noi bianchi non siamo abituati. Un trail in altura, ecco cos'è per noi questa gara. Ma sono tutte balle: la verità è che siamo dei tapascioni, e si vede. Ma continuiamo a non vergognarcene, ed io decido di concludere comunque tutti i tre giri di 5 km, costi quel che costi. 
Questa mia testardaggine, però, è stata premiata come meglio non potevo aspettarmi: mentre corro in assoluta solitudine il mio ultimo giro (tra pecore, muli e galline, ma anche tra qualche uomo e qualche donna che sul percorso mi guarda un po' stranito, ma sempre sorridente) si affiancano a me due ragazzini, un maschietto ed una femminuccia di circa 8/10 anni e, con quel sorriso splendido che hanno quasi sempre i bambini qui, cominciano a corrermi accanto. "How are you?", "What's your name?" mi chiedono sorridenti ed incuranti del mio fiato ormai agli sgoccioli. Riesco a rispondere qualcosa, e subito dopo la bambina - bellissima coi suoi tanti capelli tutti ricci- mi prende per mano e, ancor più sorridente, corre così insieme a me per due o tre minuti. "See you, my friend" mi dice quando lascia la mia mano e interrompe la sua corsa. Ed io, finalmente, posso liberare quelle lacrime di gioia e di commozione che trattenevo da qualche minuto, e concludo - ultimo- la mia gara, più felice del campione che è arrivato primo. Il premio più prezioso che io abbia mai ricevuto!
La cerimonia delle premiazioni (noi italiani siamo stati chiamati a premiare i vincitori e tutti i ragazzi, come se noi fossimo delle autorità), il pranzo tutti insieme (perché qui nel camp di "Run2gether" si usa così, si mangia su grandi tavoloni, turisti e runners tutti insieme) ed il pomeriggio di totale relax hanno coronato una giornata densa di emozioni.
Per oggi basta cose belle, dobbiamo riposarci un po’, anche perché domani sarà abbastanza dura, dovremo andare fino a Nyahururu, a 4 ore di viaggio da Kiambogo, invitati a casa di Mary, la nostra amica supermezzamaratoneta che l'anno scorso ha vinto la Mezza di Torino.
Infatti, svegli di buon mattino ci mettiamo in viaggio.  Conoscendo ormai la proverbiale ospitalità dei kenyani, sappiamo che ci attende un lauto pranzo, viste anche le ricche provviste che Mary si ferma ad acquistare da diverse bancarelle lungo il percorso. Ma ci sbagliavamo. Infatti, è vero che il pranzo con menu tipico della regione di Kikuyu è stato ottimo, preparato nella piccola ma accogliente casa di Mary dalla sua amica Pauline Eapan (un’altra supermezzamaratoneta vincitrice di gare come la Cortina-Dobbiaco 2017, la mezza di Udine 2016, ecc.), ma il clou della giornata è stata la sorpresa pomeridiana che Mary e Fabio - che sono fidanzati- ci hanno fatto: ci hanno voluto testimoni davanti ad un prete cattolico della loro decisione di sposarsi. E così abbiamo appreso dalla viva voce di quel prete qual’è il rituale che qui in Kenya i nostri due amici dovranno rispettare prima di diventare marito e moglie, compresa la dote in pecore o capre che lo sposo dovrà garantire alla sposa. Un altro mondo a noi prima sconosciuto, che ha arricchito ulteriormente questa nostra esperienza in Kenya.
Fatto il pieno di emozioni anche oggi, possiamo tornare a Kiambogo soddisfatti.
Francesco De Palo

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