24 febbraio 2019

23 feb2019 - Francesco “PeC” De Palo: UN TAPASCIONE IN KENYA: la storia continua.

Quarto giorno in Kenya: tutto è deciso per la nostra trasferta di domani ad Eldoret, orario di partenza, equipaggio e tutto il resto. Faranno il viaggio con noi due ragazze che corrono forte e che vincono tante gare: Mary Wajhoi Wangari , vincitrice nella mezza maratona di Torino 2018 (solo per dirne una) e Viola Jelagat, vincitrice della 5 Mulini 2015 e delle mezze maratone di Cremona e Piacenza 2018 (così, tanto per fare qualche esempio).
Ma intanto oggi ci concediamo qualche momento di relax, andiamo a bere una birretta al bar di un albergo di lusso ad Iten, molto figo, talmente figo da essere frequentato solo da vip. E da queste parti, quando parli di vip parli di grandi campioni del running - campioni mondiali o olimpionici o nazionali- oppure di grandi allenatori o di prestigiosi manager di atleti importanti. Lo ammetto: mi fa una certa impressione sapere dal proprietario, Jean Paul un simpatico settantenne belga ex- manager di top runner- che a quel tavolo, sì proprio quello accanto al nostro, sta bevendo un caffè il campione tedesco sui 10.000 o che lì ogni tanto ci va Mo Farah. E che bello sentir parlare da lui del nostro Campaccio e della nostra 5 Mulini! Insomma, è proprio vero, qui anche se sei un tapascione, respiri l'aria del Grande Runner Mondiale, e un po' ti gasi, non c'è niente da fare!
Prima che faccia buio, che da queste parti è sempre un superbuio, andiamo a trovare Viola Jelagat. Lei ci accoglie con quel calore di cui i kenyani sono campioni almeno tanto quanto lo sono nella maratona; ma lei non si accontenta di offrirci il solito chai. No, lei addirittura ci invita a cena nella sua casa, una casa tanto semplice quanto ricca di bella umanità, e così ci ritroviamo in 11 a mangiare meglio di quanto non ci sia capitato di mangiare finora al ristorante.
Dovremmo correre in albergo a dormire, il giorno dopo dobbiamo andare ad Eldoret.  Ma prima passiamo da James Kibet (lui ha vinto il Campaccio 2018), vogliamo lasciargli un paio di borsoni pieni di scarpe usate raccolte in Italia e qualche pallone da calcio che lui distribuirà tra alcuni ragazzi di Iten che per un bel po’ e per così poco saranno tra i più felici di tutti, a Iten.
È arrivato il gran giorno dei Campionati Nazionali di Corsa Campestre, che decideranno anche chi rappresenterà il Kenya ai prossimi mondiali in Danimarca.
Arriviamo a Eldoret in largo anticipo, 4 ore prima dell'inizio delle gare, perché ci hanno detto che ci sarà tantissima gente, e rischiamo di non riuscire ad entrare nello Sport Center, sede delle gare. E in effetti già alle 10 del mattino un fiume di persone si dirige verso questo enorme prato in cui hanno ricavato il percorso di gara. C'è un'atmosfera bellissima, quasi da festa nazionale, con balli nei costumi tradizionali, bancarelle che vendono un po' di tutto, famiglie già accomodate all’ombra degli alberi, perché qui il sole picchia davvero.
Marco Rampi, il nostro amico che ha ideato questo viaggio, conosce un sacco di gente. Incredibile, lui riesce addirittura a distinguere un africano da un altro! Non solo: lui se ne ricorda anche nome e cognome, proprio quei nomi e cognomi per noi impronunciabili di quelle persone dai volti per noi tutti uguali. Marco è un grande!
È grazie a questa quasi magia che viviamo il momento più emozionante di tutta la giornata: ci ritroviamo nell' area riservata agli atleti, quella in cui questi ragazzi dalla faccia normale ma dalle gambe eccezionali sostano e si rilassano prima della gara, e sotto quei tendoni incontriamo e salutiamo una bella fetta della crème del running mondiale. Ognuno ci presenta qualcun altro, e così scopro di essere seduto accanto ad una ragazza timida timida che corre la mezza maratona in 70 minuti; oppure sto ascoltando un ragazzo che parla con Marco e che poi ho saputo essere un maratoneta da 2 ore e 08 minuti. Ovunque io mi giri vedo (riconosciuti da Marco, non certo da me) il vincitore di una Maratona di New York, una medaglia d'oro olimpica sui 1500, la campionessa mondiale di corsa in montagna, e così via. Insomma, sono seduto sotto dei tendoni in cui il più "sfigato" sa correre una mezza Maratona in 65 minuti e la più lenta corre come Sara Dossena!
Poi le gare si susseguono regalandoci sensazioni quasi fisiche della potenza di questi ragazzi.
Passano a pochi centimetri da me e io e ne sento il respiro, avverto forte l’odore del loro sudore e ne distinguo ogni goccia, vedo chiaramente la fatica che prende forma sui loro volti chilometro dopo chilometro. Li vedo così bene che riesco a rendermi conto che, nonostante il loro passo, sono umani. Ed io, così, li stimo ancor di più.
La giornata volge al termine, ci aspetta un lungo viaggio in auto, 5 ore, fino al villaggio di Kiambogo. Ma questa sarà un’altra storia che vivremo solo a partire da domani.
Francesco


1 commento:

  1. Che emozione leggerti... Mi sembrava di essere lì a vivere le stesse emozioni.
    Grazie di cuore

    RispondiElimina

Il vostro commento sarà visibile dopo verifica del moderatore.
Grazie