15 febbraio 2018

Noi “ciccioni da corsa”, E. Comparelli

Bagài,
questa settimana ha tenuto banco su social, blog, siti online e carta stampata il caso dell’atleta sovrappeso sbeffeggiato alla Cinque Mulini.
Essendo un atleta “di peso” (mai andato sotto i 100kg anche nei momenti di forma meno rotonda per un’altezza di 183cm) mi sono sentito parte in causa.
Le cronache scrivono di pesanti insulti rivolti al ragazzo dallo speaker, che smentisce di avere pronunciato le parole che gli vengono attribuite. Non voglio entrare nel merito. Conosco da anni lo speaker e lo ritengo persona esperta e corretta. Le accuse dovrebbero essere supportate da prove e c’era una diretta RAI; di più non mi sento di dire.
Io sono uno slow-runner di lungo corso; dopo avere
superato gli “anta” mi sono avvicinato al mondo della corsa e me ne sono innamorato perdutamente; nonostante il fisico “non adeguato” la corsa mi ha dato tantissime soddisfazioni; correre mi fa sentire bene con me stesso e con gli altri.
In oltre 25 anni ho partecipato ad una infinità di tapasciate; solo di Fiasp ne ho fatte più di 1.000 per oltre 21.000km.
Di gare Fidal ne ho fatte qualche centinaia: dai 100m al miglio, dai cross alla pista, dai 10km alle mezze, dalle maratone (30) alle ultra (2).
Certo, consapevole dei miei limiti fisici e di velocità, ho sempre valutato con estrema cura le gare a cui iscrivermi. La prima cosa che controllo è il tempo massimo! Poi controllo le classifiche degli anni precedenti per vedere i tempi degli ultimi; valuto il mio stato di forma e mi iscrivo solo se mi sento sicuro di poter completare la gara senza essere di peso a me ed agli organizzatori.
Dopo alcuni guai fisici ho partecipato a gare dove partivo già sapendo che non avrei chiuso entro il tempo massimo, ma solo dopo averne parlato con gli organizzatori ed avere avuto da loro rassicurazione che non avrei creato problemi.
Ogni scelta và fatta con buon senso: se un 10.000 in pista o di cross lo posso completare in 65’ ma mi rendo conto che gli iscritti viaggeranno tutti sotto i 40’, forse è meglio rinunciare.
In poche parole, iscrivermi a gare al di sopra dei miei limiti ho sempre pensato che fosse mancare di rispetto verso di me, verso gli organizzatori e verso gli altri atleti in gara! Mai mi sarei sognato di partecipare ad una 5Mulini dei keniani, anche se il regolamento me lo consentiva.
In tantissime gare ho concluso nelle “ultime” 3 posizioni; raramente ultimo ma in un cross nel varesotto da ultimo sono stato anche premiato. Al Cross Brianzolo dei tempi andati con Giorgio e Dino “schiscia-el-butùn” finivo sempre allo sprint coi bambini delle gare giovanili partiti dopo.
Durante le mie gare sono stato sbeffeggiato da spettatori sul percorso ma abbastanza raramente; sono stati molto più numerosi gli incitamenti e gli applausi da parte di spettatori ed atleti che avevano già concluso la loro gara. Non sono mai stato insultato da uno speaker; però mi sono sentito “mancato di rispetto” ogni volta che ho chiuso una gara entro il tempo massimo e lo speaker ufficiale “taceva” perché se n’era già andato. E mi è capitato un sacco di volte, anche in gare i cui organizzatori hanno sentenziato “Da noi un speaker così non lavorerà mai”, sigh.
Nel mondo della corsa ho conosciuto persone splendide con cui ho stretto amicizie sincere e duratore e non mi sono mai pentito di essere un “ciccione da corsa”, anche nei momenti più difficili.
E domenica il Monga di Castiglione d’Adda vedrà al via un atleta sovrappeso in più, perché “ciccioni da corsa” è rock
Alla prossima,
Ettore “Compa” Comparelli

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