20 dicembre 2010

GLOBAL RUNNER - 6/9 Dic 2010 - 100 km of Namib Desert - Terza parte

100 km of Namib Desert raccontata dal vincitore 
terza parte:
una lunga lista di ricordi…
Stefano Ruzza

La cronaca della 100 km of Namib Desert:  prima parte >>> - seconda parte >>>
Sul blog americano dell'amico italiano Luca Grisa trovate il racconto tradotto in inglese >>>

Ora, dopo una settimana dal ritorno, cosa penso mi abbia lasciato la Namibia? Sicuramente un po’ di abbronzatura, che durerà però ancora poco… E una lunga lista di ricordi, che dureranno ancora tanto… Gli spazi sconfinati, il sole cattivo che picchiava senza timore di far male, come se avesse voluto dire che quello spazio era per sé, regalando la possibilità di esistere solo ad una creatura inanimata come la sabbia, materia quanto mai viva in quei territori.
E il cielo blu, talmente colorato da far male agli occhi. E gli animali, sempre in lotta con la sopravvivenza in quei posti aridi e scarsi di cibo ed acqua, animali capaci di adattarsi a condizioni terribili pur di rimanere in vita. E i luoghi, inimmaginabili, difficilmente concepibili da una mente umana, per quanto aperta ed illuminata. Luoghi che solo milioni e milioni di anni hanno saputo e potuto plasmare con tanta crudeltà e fascino contemporaneamente.
Che sarebbe mancata una componente importante rispetto alla 100 km del Sahara, lo sapevo già dal momento in cui decisi di iscrivermi: il dormire in tenda, nel freddo sahariano, era un’esperienza unica della corsa in Tunisia, che permetteva di vivere ancora più in pieno quel territorio. In Namibia invece, per problemi logistici ciò non è possibile, e il dormire in comodi letti, in stanze pulite e climatizzate, coi vestiti puliti e senza sabbia capace di infiltrarsi ovunque, ha fatto in modo di farci sentire un po’ più distaccati rispetto alla natura estrema a cui eravamo vicini. Proprio per questo motivo, oltre alla gara, il resto del tempo era dedicato quasi esclusivamente al relax. Ciò fa un po’ a botte con il mio essere, ma questo mi permetteva di immergermi con ancora più impeto e vigore e desiderio nella natura durante la corsa.
Purtroppo è mancato anche quell’affiatamento, quel cameratismo con gli altri concorrenti che solo una tenda può creare, ma non ha comunque impedito di stabilire ottimi rapporti con tutti, nella condivisione della stessa passione e della stessa fatica, facendo nascere ugualmente belle amicizie.
Non esiste un meglio o un peggio tra due corse (o due esperienze): ognuna ha il suo significato ed ognuna ha la sua bellezza.
… E quanti complimenti… Ogni giorni ricevevo i complimenti di tutti, e ciò era sì motivo di orgoglio, ma anche causa a volte di imbarazzo e difficoltà nel trovare risposte adeguate alle bellissime cose che tutti mi dicevano, persone che facevano molta più fatica di me e avrebbero meritato lodi ben maggiori delle mie.
E ora, cosa farò in futuro? Quest’anno è stato un approccio con il deserto e con il mondo del trail; ho avuto soddisfazioni sempre più grandi, risultati migliorati costantemente grazie all’esperienza, assolutamente necessaria in questo tipo di corse; ho imparato molto sul mio corpo e sulla mia testa, una maggiore consapevolezza globale; ho capito tanto sul piacere che provo nel correre nella natura. Ora sono pronto a godermi tutta la prossima stagione con tanti appuntamenti, pensando sì alla possibilità di incorrere in qualche altro bel risultato agonistico, ma anche e soprattutto al puro piacere di scoprire posti stupendi e unici, in Italia e non solo, accompagnato dalle sensazioni che ricevo durante il movimento.
L’obiettivo primario per l’anno prossimo si chiama Ultra-Trail du Mont-Blanc, ma dovrò aspettare i primi giorni di gennaio per sapere se avrò la fortuna di affrontare quei sentieri durante l’ultimo fine settimana di agosto. Il tutto passando per un altro importante trail tra Italia e Francia a fine giugno, il Cro-Magnon, senza dimenticare Ultrabericus, Colli Euganei, Fenera, Porte di Pietra, Malandrino, Lago di Como…..
E poi, notizia fresca fresca, a novembre dell’anno prossimo parteciperò ad una corsa in Nepal: 250 km in 6 tappe in autosufficienza alimentare. Ci sarà tempo per parlarne…
Ma per ora facciamo una cosa alla volta! Se poi mi avanzerà qualche soldo ci sarebbe un’altra cosina in Oman.… oppure in Mongolia…..
Stefano Ruzza

Stefano oltre ad essere un amico è socio della gloriosa Atletica San Marco di Busto Arsizio, società che tra qualche mese compie 40 anni. Ha iniziato a correre a 23 anni nel 2005 per scommessa, ma ben presto la corsa lo ha rapito. Ha esordito in maratona nel 2007, prima di entrare nel mondo del trail running nel 2009. Lavora a tempo pieno in Croce Rossa (ma come precario), alternando il suo tempo libero tra gli allenamenti (molti nel “nostro” comune parchetto), la passione per la musica (ha diversi progetti in corso) e la letteratura (sta provando a scrivere un libro e altre piccole cose). Sa che così difficilmente troverà la fidanzata ma non smette di sperarci!
Antonio
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4 commenti:

  1. Non ci sono parole, semplicemente stre-pi-to-so!!
    Grande Stefano!

    Gianni

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  2. Ciao Antonio, ho appena finito (e pubblicato) la traduzione dell'ultima parte sul mio blog.
    Che grandiosa impresa! Kudos a Stefano!

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  3. Ottimo Luca, se non ci sentiamo prima Buon Natale!

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  4. Grazie infinite per i complimenti! e grazie per la traduzione...

    Spero di darvene presto altre occasioni

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